L'acqua che connette nelle sue diverse forme
Tra le montagne del sud-est della Francia, quasi due mesi fa, un gruppo di 8 giovani italianƏ si sono incontratƏ, per partecipare ad un progetto Erasmus+ di Scambio giovanile - The Drop of Water (La goccia d'acqua). Loro sono: Alice, Laura, Giacomo, Lorenzo, Cecilia, Dea, Irene, Luna, e la RIVE è stata l'Associazione partner che li accompagnava a partecipare a questa esperienza. Di seguito un articolo scritto dalla mano Laura con l'occhio osservatore del suo vissuto e quello dei suoi/sue compagnƏ. Buona lettura.
Associazione coordinatrice: Papillons voyageurs

Pianto! Lacrime di gioia dal seme della rigenerazione
Sono le 10.30 di un’afosa mattinata cittadina. Milano. Le rondini girano in tondo volteggiando veloci davanti al mio balcone. Un sottile e leggero vento mi accarezza infilandosi sotto la maglia del mio pigiama, foglia gialla di bieta impressa in serigrafia ricorda un lontano misticanza party 2025”. Mentre scrivo dietro di me, un compagno silenzioso, un piccolo albero di avocado, amico da seme, da circa un anno e mezzo. Le sue foglie sono tutte protese verso la luce, quello che un tempo sembrava uno stelo ora è diventato un timido tronco verde flesso e rivolto alla finestra. Il venticello fa ballare le sue giovani fronde, i primi rami sembrano braccia e Pop (così si chiama) sembra prepararsi con slancio ad grande salto, ad uscire dal suo vaso per trovare una terra connessa, collegata a tutto il resto.

Dal 31 maggio al 14 giugno, io e i miei compagni abbiamo avuto l’opportunità per fare quel salto, uscire dal vaso per piantare le radici in qualcosa di nuovo. Lou Neissoun, eco-villaggio, Sud-est della Francia, Erasmus +: The drop of water.
Quindici giorni, nell’economia di una vita sembrano poca cosa, ma il seme della rigenerazione non conosce attese.
Nella prima settimana ci hanno accompagnato e ci siamo accompagnati nel fare un piccolo compost interno: abbiamo respirato, danzato, cantato, siamo andati alla ricerca di ciò che può significare equilibrio. E come in qualsiasi compost organico dove ossigeno ed una buona commistione di elementi chimici portano alla trasformazione, anche noi, condividendo, collaborando e immaginando insieme, abbiamo preparato il suolo interno e comune per quel seme.
Come prendere decisioni? Come integrare il conflitto? Come accogliere gli altri?
Scrivo sul mio taccuino “la permacultura non coltiva le piante, si prende cura del suolo”. Nella prima settimana ci siamo concessi di rivedere il suolo interno, concimarlo, arieggiarlo, capire che suolo interno e suolo comune non sono scissi. Abbiamo fatto, questo processo, attraverso la formulazione di domande, cercando risposte personali e collettive prive della tracotanza della certezza.

Scrivo nei miei appunti “butta un po’ di semi vari e guarda ciò che accade - il suolo è pieno di semi, ma crescono solo quelli che hanno bisogno di crescere, la natura sa cosa fare e come farlo”.
Mi sovviene alla memoria un ricordo del liceo “Provando e riprovando”, il motto dell’Accademia del Cimento, la prima associazione scientifica a utilizzare il metodo sperimentale galileiano in Europa. Ciò che di chiaro abbiamo imparato è che nessuno possiede risposte universali; ogni situazione richiede un’attenzione che porta con se una risposta specifica inoltre variabile.

Durante la seconda settimana abbiamo ampliato le nostre conoscenze scientifiche circa le possibilità di rigenerazione del suolo e l’importanza centrale dell’acqua per la nostra esistenza. Abbiamo iniziato ad imparare come essere custodi di una terra che ci custodisce, per garantire quel rapporto di reciprocità che genera abbondanza. Abbiamo imparato che qualsiasi strategia anche la più scientifica cede il passo ai mutamenti generati dallo scorrere del tempo e dunque alle circostanze. Abbiamo imparato che per vivere pienamente, presenti a noi stessi e a ciò che ci circonda, dobbiamo fare pace con il fluire; disimparare l’irremovibilità delle leggi per prediligere la sapienza del sentire.

Scrivo “il sistema è il riflesso di ciò che crediamo”: Intuiamo insieme, che per cambiare sistema dobbiamo partire da noi, da quella zona 0, da quella “casa” che sono le nostre credenze, condizionamenti, il nostro corpo. “Osserva e interagisci”, “rispondi ai cambiamenti con creatività”, ogni principio può essere adottato all’esterno come all’interno.
Principio numero 8: “Integra invece di separare”. Durante le due settimane ci è parso chiaro che una comunità funzionante non si basa sul rigetto, ma sull’integrazione. Abbiamo bisogno degli altri per fiorire, per rimanere connessi ad una rete fertile che per caratteristiche intrinseche non può essere una monade. Come i funghi potremmo “decomporre, connettere e regolare”. Ciò che potremmo fare è disattivare il pilota automatico per chiederci da dove potremmo iniziare, con le risorse economiche ed energetiche che abbiamo, come coinvolgere noi stessi e chi ci sta a cuore in un processo rigenerativo personale, collettivo e della natura che ci circonda, cooperando con i processi storico-naturali e non contro di essi.
Oggi 24 giugno 2026 ciò che custodiamo dopo questa esperienza è il germoglio della possibilità. La capacità di farsi domande accettando risposte mutevoli. L’esperienza diretta di un modo di vivere che si organizza per diventare sempre più sostenibile, senza la pretesa di essere infallibile. Ciò che portiamo con noi è la necessità di celebrare il percorso come meta e accogliere “l’arrivo” come possibilità per un nuovo inizio.

Portiamo con noi la transitorietà generatrice e rigeneratrice, nuova bussola di un agire naturale.
Sono le 16.57 rileggo dopo aver fatto decantare il testo qualche ora. La calura fuori imperversa. Gradi percepiti 36, il cemento restituisce tutto il calore che non sa elaborare. E’ richiesta azione. Ripenso ai quei giorni, all’ombra fresca delle querce, ai viottoli nel bosco, ai miei compagni. Ho tanta voglia di cambiamento e per una volta il pianto lascia spazio ad una gran speranza, per me, per i miei compagni, per l’umana presenza, per la natura, per il futuro.
La pianto con tutto questo pessimismo e tu?
Laura Salomoni

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